Il Viaggio          4a

BIOLOGIA

Dispersione

 

Ad un certo punto della loro vita i giovani lupi entrano in una fase che li porterà a condurre la loro vita al di fuori del branco di origine. Questo avviene in genere intorno ai due anni di età, e segue un periodo in cui il giovane lupo, dopo essere stato nutrito e svezzato, partecipa alla vita del branco, impara con il branco le tecniche di caccia e lo aiuta nell’allevamento della nuova cucciolata.
Cercare un nuovo territorio dove stabilirsi con un compagno e creare il proprio branco è il motivo della loro nuova irrequietezza. Questa fase, presente in quasi tutte le specie animali, si chiama “dispersal” in inglese e coincide con il movimento che l’individuo compie dal luogo di origine al luogo dove si stabilirà per intraprendere la sua vita da adulto.
E’ un periodo molto delicato per la vita dei lupi,
che durante i loro lunghi cammini si trovano da soli ad affrontare una serie di rischi: spesso sono vittime delle trappole dell'uomo, di incidenti stradali o di attacchi da parte di altri lupi territoriali. Cacciare da soli grandi ungulati non è possibile e i lupi si devono accontentare di prede più piccole, carcasse o rifiuti.
Il viaggio dei lupi durante il “dispersal” può durare mesi ed essere lungo centinaia di chilometri, ed è un meccanismo fondamentale per la distribuzione degli individui sul territorio ai fini della regolazione della popolazione e soprattutto per la colonizzazione di nuove aree.

Quando il viaggio va a buon fine il lupo occupa un nuovo territorio da difendere e in cui stabilirsi, vivendo delle sue risorse e creando l’opportunità dell’incontro con un partner e di dare vita ad un'altra generazione.
I movimenti di “dispersal” dei giovani lupi hanno giocato un ruolo fondamentale nell’attuale espansione della popolazione di lupo italiana, da quando si contavano pochi esemplari di lupo in nuclei frammentati nell’Italia centrale e meridionale fino ad oggi, quando la specie ha riconquistato gran parte del suo areale, e lupi italiani hanno ricolonizzato la Francia arrivando persino nella penisola iberica.

 

 
 

STORIA

Oltre confine

Negli anni ’70 del secolo scorso la zona più settentrionale in Italia dove si avevano segnalazioni di presenza del lupo erano i Monti Sibillini, tra Umbria e Marche. Negli anni seguenti la specie intraprese un lungo viaggio verso Nord; dapprima furono singoli “esploratori”, poi alcuni di questi si incontrarono formando dei branchi e occupando stabilmente i territori che allora trovavano liberi da conspecifici.
Attraverso l’Appennino Tosco-Emiliano e le Alpi Liguri, esemplari in dispersione arrivarono all’inizio degli anni ’90 fino in Francia, dove la specie era stata eliminata all'inizio del ventesimo secolo,
provocando un certo scalpore.
La loro comparsa, accompagnata dai crescenti danni alla zootecnia, settore economicamente molto importante oltralpe, venne inizialmente ritenuta frutto di rilasci illegali da parte di tecnici ed ambientalisti italiani; fu addirittura aperta un’inchiesta, poiché si riteneva impossibile che la specie da sola avesse potuto attraversare la catena alpina, ma sia i dati genetici che le vicende di alcuni individui a cui era stato applicato un trasmettitore hanno dimostrato che solo le grandi qualità di camminatore di questo animale lo hanno portato a ricolonizzare luoghi così lontani dalle "isole" appenniniche di origine.

 
 

CURIOSITA'

Storia di M15, ovvero Ligabue

 

La dimostrazione delle grandi qualità di camminatore di un lupo in Italia venne fornita da un esemplare dotato di trasmettitore nel 2004, il primo ad essere dotato di un collare GPS.
Il giovane lupo, di quasi un anno, venne recuperato lungo la tangenziale di Parma a seguito di un investimento. Trattenuto per un breve periodo per le cure presso il Centro Recupero Animali Selvatici (CRAS) del Parco Regionale dei Boschi di Carrega, dove venne ribattezzato “Ligabue” dagli operatori, fu poi dotato di un collare GPS che ogni 4 ore inviava segnali di posizione ai tecnici dell’Università “La Sapienza” di Roma, intervenuti per monitorarlo
e fu rilasciato nei boschi in una località non distante da Parma.
Ligabue, chiamato dai ricercatori con la sigla “M15”, fu seguito per 318 giorni con l’aiuto del GPS, dall’11 marzo 2004 al 22 gennaio 2005, rivelando così il suo incredibile viaggio.

Dal dicembre del 2004 le sue tracce sulla neve vennero seguite dal personale del Progetto Lupo Piemonte che attraverso l’analisi genetica dei campioni fecali ritrovati confermarono la presenza in zona di Ligabue e verificarono che era in compagnia di una lupa, F70.
Partito dal Parco dei Cento Laghi sull’Appennino parmense, attraverso cime e valli, autostrade e ferrovie, Ligabue passò il confine con la Francia per poi rientrare in Italia tra le Alpi Marittime e Liguri, dove probabilmente stava formando un nuovo branco. Aveva viaggiato per più di 1000 km e si era insediato a circa 240 km della sua area d'origine.
Purtroppo Ligabue fu ritrovato morto nel febbraio del 2005 in Val Pesio, ma la cronaca documentata del suo viaggio dimostrò che i lupi potevano viaggiare su lunghe distanze e colonizzare dagli Appennini persino la Francia.

E' stato anche realizzato un libro per l’infanzia e pubblicato dal Parco delle Alpi Marittime nell'ambito del progetto europeo LIFE WOLFALPS, con una storia liberamente ispirata ai fatti reali, ideata ed illustrata da Martina Guidi e raccontata da Alessandra Cella. (foto)

 

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