Tappa 12. Anello Ramo Ovest

Pescasseroli – San Donato Val di Comino

Segnavia del Parco
Distanza
Difficoltà

SI, C3, C1, D5, P1
18,5 km
Impegnativa in senso orario

D+
D-
Quota Max

528 m
932 m
1563 m slm

Area Protetta attraversata

 

 

 

Fontanile La Difesa – Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

Acquerello di Giampiero Pierini

Tappa lunga ma non faticosa, porta al bellissimo borgo di San Donato Val di Comino, nel versante laziale del Parco Nazionale.

Con una prima metà tra salite che alternano radure e boschi di faggio e strade bianche che costeggiano grandi pianori ed una seconda parte, in prossimità dell’area di Forca d’Acero dove la discesa per un’antica mulattiera costruita ad arte attraverso boschi di conifere e latifoglie miste con prevalenza di querce, ci accompagnerà fino alla mèta.

Lasciando l’abitato di Pescasseroli sulla strada principale in direzione di Opi, alla prima rotatoria poco prima del ponte che supera il Fiume Sangro, si deve prendere la seconda strada asfaltata che prosegue quasi nella stessa direzione di quella entrata nella rotatoria. Questa parte coincide con il Sentiero Italia.

Al primo bivio si tralascia la strada che prosegue dritta e si prosegue lungo quella che di destra. Poco più avanti diventa sterrata, dopo una curva destra fiancheggia una serie di capannoni e inizia a salire dolcemente; superato un tratto alberato si apre un ampio prato con a sinistra il bel fontanile de La Difesa.

A monte dello stesso si lascia la strada bianca del C1 e si prende, a sinistra, il sentiero con segnavia C3 e sempre SI. Si sale tra isolati e maestosi faggi, su uno stradello limitato da graziosi e bassi muretti in pietra e nella parte alta sulla destra si ammira la piccola Baita Alpina “Padre Terzi”. Ancora poco e sulla sinistra, sul crinale aperto e punteggiato di faggi spettacolari, si erge il Rifugio de La Difesa, con affianco una chiesetta in legno.

Il sentiero si appoggia, supera una salita con sassi ricoperti di muschio, va in traverso e arriva su un prato balcone panoramico sul massiccio del Monte Marsicano. Qui c’è il bivio con il segnavia D4. Lo stradello che riprende a salire verso destra, entra nel bosco per riuscirne dove si lambisce la strada bianca lasciata al fontanile. Qui si osserva una croce in legno.

Si traversano i prati per lungo e mantenendosi sulla parte vicino al confine del bosco dopo un pò il sentiero affronta, all’interno della faggeta, un tratto di salita più impegnativa. Si arriva sull’ampia strada bianca all’altezza del bivio tra il C3 che prosegue in salita verso il Valico di Monte Tranquillo ed il C1, che seguirremo lungo la strada. Si è in un prato con un edicola.

La strada scende fino al bivio con il D5 che da sinistra si congiunge alla strada dopo aver attraversato il grande pianoro di Campo Rotondo. Ancora avanti sulla comoda sterrata fino a quando la si lascia continuando, ad una piccola radura, sulla destra per lo stradello dove prosegue il D5. Dopo un primo tratto più sostenuto, nel momento che si appoggia e la strada prende a riscendere, ad un trivio si deve svoltare per la strada che sale a sinistra. La curva è stretta e non ci sono pali con frecce, quindi fare attenzione ai segnavia!

Ancora salita impegnativa fino all’affaccio sull’altro ampio pascolo montano di Campolungo. Lo si attraversa sulla strada fino a quasi il limitar del bosco, quando il sentiero prosegue per prati sulla destra. Si va avanti diritti e in salita fino a puntare ad una stretta tra scogli rocciosi più importanti e oltre il percorso si appoggia. Si rientra nel bosco camminando nella parte ampia del fondovalle fino a ricamminare su uno stradello sterrato che ci guiderà fino ai belli e panoramici prati poco sotto il passo di Forca d’Acero, da cui si ammira l’alta valle omonima e d’infilata le belle cime e valli sospese della Serra delle Gravare.

Poco dopo un’ampio e comodo tornante sulla sterrata diventata ampia e carrabile il D5 entra nel P1, che seguiremo fino alla fine della tappa. Si scende a destra verso una struttura ricettiva al limitare della strada provinciale che si attraversa con il sottopasso. Oltra si incontra un abbeveratoio e preso lo stradello-mulattiera si continua scendere superando poco dopo l’impluvio.

Inizia qui la seconda parte dove la vegetazione arborea cambia e incanta l’opera umana che ha costruito il camminamento che arriva fino a San Donato. Infatti in alcuni tratti si potranno ammirare gli alti muri a sassi di sostegno all’opera, che hanno rettificato l’andamento dei versanti di questo lato della valle.

Giungere al bellissimo borgo è stimolo anche per approfondire la storie accumulatesi nel tempo, fatte anche di linee tedesche della seconda guerra mondiale e di attività mineraria.

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