Prede e Predatori      11a

BIOLOGIA

Predazione

 

Il lupo è un carnivoro opportunista, che utilizza sia prede cha caccia attivamente che carcasse di animali morti per altra causa. Le tecniche di caccia del lupo sono evidenziate dalla forma del cranio e soprattutto dei denti: incisivi e canini sono il primo strumento che i lupi utilizzano per fermare la preda producendo una profonda lacerazione. I denti ferini particolarmente sviluppati, cioè il quarto premolare superiore ed il primo molare inferiore sono utilizzati per tagliare porzioni di carne. Anche l’intestino relativamente corto è un adattamento per la dieta carnivora che prevede alimenti facilmente digeribili.
Si riconoscono cinque fasi nel comportamento di caccia del lupo. La prima comprende la localizzazione della preda, che avviene tramite incontro occasionale o ricerca attiva utilizzando soprattutto l’odorato. Si ha poi la fase di avvicinamento, in cui i lupi sono molto eccitati ma ancora non iniziano l’azione di caccia vera e propria.
Avviene poi l’incontro, durante il quale i lupi e la preda si vedono per la prima volta e confrontano le loro forze. La preda a questo punto ha tre possibilità: rimanere ferma, avvicinarsi ai lupi o scappare. Se la preda non scappa i lupi, dopo averla testata, possono lasciarla andare, altrimenti passano alla fase dell’attacco. Se si tratta di una preda piccola l’attacco è subitaneo. In caso di prede più grandi inizia una fase di inseguimento durante la quale sembra che i lupi testino la preda per individuare il suo punto debole fino ad immobilizzarla.
Benché la caccia del branco sia stata da sempre molto enfatizzata probabilmente la caccia di coppia è la più efficace, sia perché la coppia rimane legata a lungo, e quindi è più efficiente per esperienza consolidata, sia perché gli altri membri del branco sono generalmente i giovani che rimangono coesi ad esso per un tempo limitato prima di intraprendere il dispersal e sono quindi inesperti, sia infine perché il cibo deve essere ripartito fra più individui piuttosto che solo due.
Esiste sicuramente un certo grado di cooperazione strategica fra gli individui, anche se non tutti gli studiosi sono d’accordo su quanto casualità ci sia nei comportamenti osservati.

 

 
 

STORIA

Il Lupo e la Pecora: la predazione in Italia

La dieta del lupo può variare molto in base alla disponibilità e all’accessibilità delle specie preda presenti nell’area che frequenta. La maggior parte degli studi effettuati in Italia sulla dieta del lupo concordano sul fatto che essa sia costituita per la maggior parte da cinghiale. Anche il bestiame domestico può essere attaccato se non difeso da mezzi di prevenzione idonei, come cani da guardianìa o recinzioni.
Numerose razze di cani sono state selezionate nel mondo per la protezione delle greggi nelle aree dove veniva praticata tradizionalmente la pastorizia: in Italia la razza più nota è sicuramente il Pastore abruzzese. Si tratta di razze di cani allevate per la difesa del bestiame, a differenza di altre selezionate invece per la conduzione del gregge. L’allevamento dei cani da guardiania prevede accorgimenti specifici, come il contatto dei cuccioli con il gregge già nelle prime fasi di vita.
Testimonianze dell’importanza del cane da pastore abruzzese si ritrovano anche in strumenti tipici utilizzati in passato come il “vreccale”, un collare di ferro irto di punte verso l’esterno che proteggeva il collo del cane dai morsi in caso di contese con il lupo. In realtà già la sola presenza dei cani da guardianìa in mezzo al gregge scoraggia i predatori selvatici che quasi mai arrivano allo scontro fisico con i cani. Sull’Appennino anche oggi le greggi di ovicaprini possono occasionalmente subire attacchi del lupo, ma soprattutto gravi perdite si hanno fra i capi di bestiame bovino ed equino lasciati al pascolo brado, in particolare delle classi giovanili, come puledri e vitelli.

 
 

CURIOSITA'

Le Cascate Trofiche: l'esempio del Parco di Yellowstone

 

La storia del Parco Nazionale di Yellowstone dalla sua creazione ad oggi rappresenta un esempio di come la perdita o l’introduzione di una specie chiave importante come il lupo possano provocare cambiamenti significativi nella vegetazione e nella biodiversità di un ecosistema.
Nel 1871 venne creato il Parco di Yellowstone all’interno del quale non tutte le specie erano protette, tanto che lupi e puma vennero deliberatamente eliminati. I cervi furono lasciati riprodurre liberamente ma già alla fine degli anni 30 del secolo scorso il loro numero crebbe talmente tanto da provocare ingenti danni alla vegetazione, tanto che ne venne effettuato il controllo fino al 1967, quando sotto la pressione dell’opinione pubblica tale pratica venne abbandonata. Il numero dei cervi ricominciò a crescere, a tal punto che negli inverni più freddi i cervi morirono in massa per fame.
Fu allora che venne deciso di reintrodurre i predatori naturali della specie: i lupi. Fra il 1995 e 1996 vennero rilasciati 31 lupi e cominciò uno studio dettagliato ed emozionante sulle interazioni che ne sarebbero nate. I lupi cominciarono a predare i cervi, i cervi per evitare i lupi cominciarono a spostarsi e a utilizzare aree diverse evitando la grossa pressione su alcune formazioni boschive e sfruttando ambienti differenti. I lupi cominciarono a predare anche i bisonti e la minor pressione di questi erbivori, cervi e bisonti, sulla vegetazione permise ad alcune specie di piante di crescere là dove la continua brucatura prima non lo permetteva. La crescita degli alberi permise la nidificazione di molte specie di uccelli…
L’introduzione del predatore ha così innescato una cascata trofica positiva sull’intero ecosistema rendendo il parco di Yellowstone un laboratorio a cielo aperto. Lo studio di questo fenomeno è ancora in corso perché si è scoperto come anche molte altre variabili come le inondazioni occasionali, le temperature, la geologia e la morfologia del terreno contribuiscono a modellare l’ambiente e a determinare le interazioni fra le specie, ma sicuramente la presenza del lupo ha apportato cambiamenti positivi sulla biodiversità e sulla regolazione naturale delle popolazioni animali e vegetali di Yellowstone.

Cascata trofica (trophic cascade) Cambiamenti significativi nella vegetazione e nella biodiversità provocati dalla perdita o dall’introduzione di una specie keystone

Specie (chiave) keystone Specie che ha un’influenza fondamentale (relativa al numero di individui o alla biomassa) sull’organizzazione della comunità biologica in cui vive. La perdita di una specie keystone potrebbe avere enormi ripercussioni sull’intera comunità.

 

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