Prede e Predatori      11a

BIOLOGIA

Predazione

 

Il lupo è un carnivoro opportunista, ciò significa che si alimenta sia di prede che si procura cacciando ma anche di carcasse trovate lungo il cammino, senza una scelta obbligata per un tipo di specie piuttosto che un’altra, ma in base alla disponibilità e accessibilità di risorse trofiche. Gran parte della dieta del lupo in Italia, sulla base di molti studi specifici sviluppati in aree e regioni diverse, è costituita dal cinghiale. Anche il muflone quando presente è una specie target, ma entrano nella dieta del lupo anche capriolo, cervo e bestiame domestico e occasionalmente anche altre specie di taglia minore, come ad esempio istrice, nutria e lepre.
Le strategie di caccia del lupo possono variare.
Nella maggior parte dei casi le prede vengono inseguite, fino a farle sfiancare. Per brevi tratti il lupo può raggiungere una velocità di 50-60 km orari.
Grazie alla grande capacità di coordinamento del branco, il lupo è in grado di abbattere animali di taglia notevolmente maggiore rispetto alla sua.
Il lupo può essere un fattore di selezione naturale sulle specie selvatiche, concentrandosi sulle classi d’età più vulnerabili, come giovani e anziani o sugli esemplari malati e defedati.
Anche il bestiame domestico è facile preda del lupo se non è opportunatamente difeso con mezzi di prevenzione adeguati, perché la selezione effettuata dall’uomo su di esso ha fatto sì che esso perdesse difese comportamentali e fisiche efficaci. Spesso anche a causa della tipologia di stabulazione e gestione i capi di bestiame sono facilmente suscettibile ad attacchi, tanto che possono subire attacchi anche da lupi giovani ed inesperti.
L’abbattimento della preda può essere effettuato in maniera diversa a seconda della specie: il tipico morso al collo si riscontra in prede piccole come pecore e puledri, ma in altri casi l’attacco è sferrato ai posteriori, come ad esempio nel cinghiale, che proprio al collo è particolarmente robusto e non offre appigli al morso.

 

 
 

STORIA

Il Lupo e la Pecora






Testo in scrittura...

 
 

CURIOSITA'

Le Cascate Trofiche: l'esempio del Parco di Yellowstone

 

Nonostante l’istituzione del Parco di Yellowstone sia antica (1871), solo recentemente (1995) sono state attuate nuove politiche di gestione e protezione, dove con la re-introduzione dei lupi, un tempo abbattuti, si auspicava il ritorno alla "regolazione naturale" che calmierasse l'abbondanza dei cervi (Vapiti) e ripristinasse il salutare rapporto erbivori-vegetazione.
Nel secolo scorso, qualsiasi turista in visita nel parco poteva accorgersi del numero consistente di cervi che lo popolava. Questo era il risultato di anni di soppressione dei predatori naturali dei cervi: lupi e puma. Successivamente venne incentivata la caccia al cervo, unica forma di controllo demografico di questi grandi erbivori. Dopo anni di tentativi, si è pensato di reintrodurre i lupi, monitorando le risposte e gli effetti che poteva avere questa azione di conservazione sia sulle popolazioni di altri predatori (puma e orso) che sulle dinamiche di popolazione delle specie preda presenti sul territorio (cervi e bisonti).
Quella che ecologicamente è conosciuta come Cascata Trofica, dove il regno animale nel suo iniseme è strettamente interconnesso. I dati hanno mostrato una diversità di risposta della specie animali prede (cervi e bisonti) e di quelle vegetali brucate, con una loro variabilità paesaggistica nello spazio e nel tempo.
Dove l'interazione tra il rischio di essere predati e l'attrazione del foraggio sono i fattori principali che entrano in gioco.

Nel concreto, piante legnose come il Pioppo Tremulo ed il Salice hanno potuto riprendere a germogliare e crescere nelle fasce ripariali, perchè risultano aree dove più facile può essere predare i cervi da parte dei lupi. Così, è sorta nuova geografia del paesaggio, legata proprio alla cascata trofica e sintesi di un equilibrio fondamentale: trovare un insieme di luoghi (pendii ripidi, habitat meno aperti, elevazioni, ...) che abbiano abbondanza di foraggio e che minimizzino il rischio di essere predati sia durante il ciclo giornaliero che quello stagionale.
Per i bisonti, al contrario, il numero è rapidamente cresciuto, perchè prede più difficili e pericolose da abbattere per il lupo.

 

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